L’albero ed il bambino


©Chiara

Ero un albero rigoglioso, da giovane.
Osservavo la mia solida esistenza fluidificarsi sullo specchio d’acqua che scorreva ai miei piedi.
Vivevo qui, circondato da un prato, al confine di mezzo tra gli esseri di mare e quelli di terra.
Quand’eri bambino ti posavi su di me ad inventare nuove favole da colorare sui quaderni e questo nostro posto lo chiamavi Paradiso.
Chissà se ricordi d’avermelo detto abbracciandomi.
Quel che successe poi, credo tu lo sappia bene.
Il tempo cambiò gli eventi ed i pochi tuoni iniziali proseguirono in un lungo concerto di rabbia, come quella di chi può usare solo l’azione al posto della voce.
Anche la natura ha un limite. E la natura non è un gioco.
La sua rivoluzione sommerse parte del mio tronco rendendomi schiavo del tempo e insegnandomi a scandirlo attraverso i rintocchi del lontano campanile.
Mai avevo guardato con gli occhi di chi conosce la parola “fine”.
Sono certo che in quel tempo non la conoscevi nemmeno tu.
Ed io che credevo di essere eterno nel gioco del divenire! Mentre invece adesso mi sento solo un albero dalle radici inzuppate e marce… che sta per cadere.
Un gatto, passeggiando sui miei rami mi ha chiamato “fortunato”.
Non so come abbia fatto a raggiungermi, ma l’ho sentito bene: “Puoi stare fermo mentre tutto, intorno a te, scorre“.
Quanto avrei voluto potergli dire che l’immobilità è solo un’idea!
Che mentre l’acqua sembra lambirmi, la mia linfa scoppia di quel che un tempo mi rendeva tanto forte e che adesso mi sta uccidendo.
Quanto avrei voluto dire che non esiste la disattenzione ma solo l’attenzione rivolta altrove e che basterebbe chiudere gli occhi ed “ascoltare” fuori di noi tutto l’invisibile che sta chiedendo aiuto.
A volte grida da pochi centimetri di distanza, ma l’indifferenza tampona lo sguardo. Quello vero.
Sono le lingue diverse della stessa lingua a render pigro anche il cuore più bello.
E’ per l’indifferenza che la natura ferisce. Lo fa quando il vento ha raccolto vestiti non suoi e, bugiardo, va raccontando che per ogni umile gesto vi sarà un prezzo da pagare.
Spero tu non gli abbia mai creduto e che sia rimasto con la stessa voglia di sentirti importante… anche solo per un albero.
Se solo il cuore di un uomo diventasse mano e provasse a salvarmi da questa desolazione dove solamente un gatto ha avuto il coraggio di entrare! Se anche quel suo tentativo non andasse a buon fine… so che non m’importerebbe di null’altro, perché la furia naturale che mi imprigionò innocente, acquisterebbe un senso.
Un gesto.
Solo allora potrei lasciarmi cadere in Pace.
Vorrei fossi tu, quell’uomo.
Che mi arrivassi accanto con lo stesso sguardo che ricordo e strappassi il vento come un foglio senza chiedermi nulla… svelando un nuovo arcobaleno.
Che mi chiamassi:”Paradiso” … e mi abbracciassi anche se questo significasse doverti immergere nell’acqua che mi avvolge.
Dal tuo gesto io germoglierei di Vita.

Torino 21 Settembre 2007
“Nessuno si è accorto della sua morte avvenuta parecchi mesi fa, forse addirittura nove. Aveva 58 anni ed era malato di tumore. Più nessuno lo aveva visto da Natale, i vicini pensavano fosse all’ospedale, nemmeno i due figli e nemmeno la moglie, da cui si era separato da anni, lo avevano cercato.”

4 Comments

  1. Ciao complimenti per il nuovo blog e per lo scritto che ci hai regalato.
    Scusa se non ti ho scritto prima ma sono in dirittura d’arrivo con il mio primo romanzo che dovrebbe uscire, spero, tra uno, due mesi.
    Domani se riesco creo un post su un libro che ho appena letto di una scrittrice torinese da dove ho estrappolato una piccola storiella che l’autrice mi ha permesso di pubblicare sul mio blog.
    Ti auguro una felice domenica e un buon inizio settimana.
    Un abbraccio e a presto Massimo

  2. Chiara, leggo la storia che suppongo tu stessa abbia scritto (stupenda), leggo ciò che hai riportato sotto :(, come possono accadere ancora queste cose? Ma non la guarderei dal punto di vista di chi ha dimenticato ma di chi si è lasciato dimenticare … mi spiego? Un bacione Chiara,

  3. Alfonso… :-*

    Massimo, che piacere averti qui :) Sono felice di saperti in “dirittura d’arrivo” con un tuo romanzo. In bocca al lupooo :-@
    Passo presto a leggerti.
    Un abbraccio

    Elena, si ti spieghi… e cogli proprio il perno centrale della mia storiella. Io la guarderei con gli occhi di… un cane. Si. Con gli occhi di un cane. … mi spiego? ;)
    Un abbraccio forte fortissimo :-$ :D :D :D :D :-*

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